Relazione tecnica



Da Lodrino alla Corna Caspai 

Partenza: Loc. Pineta - Lodrino (850 m)

Arrivo: Corna Caspai (1.391 m)

Dislivello: 541 m

Quota massima: 1.391 m

Tempi di percorrenza: 4 ore la salita

1 ora la discesa dal passo Cavada

1 ore e 25 minuti la discesa dal passo della Cisa

Difficoltà: 

Prima parte: EEA–D (passaggi MD) 

Seconda parte: EEA-MD (salita diretta alla cima) 

Variante facile: EEA–PD 

Periodo dell'anno: Tutto l'anno, esposizione versante sud

Punti d’appoggio: Vedi numeri utili

Distanza da Brescia al punto di partenza: 30 Km

La Corna Caspai 

La Corna Caspai, cima calcarea di 1391m sovrastante l'abitato di Lodrino, da il nome a questa nuova ed impegnativa via ferrata, nella catena montuosa calcarea a cavallo di Valtrompia e Valsabbia tra gli abitati di Mura e di Lodrino.

Nel medesimo gruppo montuoso è poi presente anche la ferrata Nasego, sulla vicina Corna di Savallo.

La ferrata è stata realizzata tra il 2011 e il 2012 da una decina di volontari, con la collaborazione del Consorzio Nasego, all'interno di un programma di valorizzazione del territorio tra Valtrompia e Valsabbia, con il sostegno di Comune, Provincia e Regione, in collaborazione con la Squadra antincendio di Lodrino e con il Gruppo alpini di Lodrino e Casto.

Nell'insieme il percorso traversa a lungo le bastionate rocciose meridionali della Corna Caspai per poi risalire in modo deciso nel finale fino a raggiungerne la vetta. Un percorso che presenta un dislivello complessivo in ferrata di circa 350 m, con 1.500 m di cavo e uno sviluppo di 1.600 m, caratterizzato da numerosi tratti esposti, e attrezzature limitate perlopiù al solo cavo.

In particolare la seconda parte, quella che sale direttamente alla cima, è possibile secondo due varianti: una più facile che aggira a sinistra alcune bastionate rocciose, e una più diretta, molto esposta e con pochi appigli, da effettuare solo se ben allenati visto anche il notevole sforzo di braccia richiesto.

Suggeriti, oltre all'indispensabile attrezzatura di sicurezza, anche un rinvio supplementare e un paio di guanti.

Infine, si anticipa che i laboriosi “volontari” di Lodrino intendono realizzazione anche una variante “estrema” con difficoltà superlative.

Accesso automobilistico: Arrivati a Lodrino (raggiungibile risalendo da Brescia la valle Trompia e deviando a destra all'altezza di Brozzo di Marcheno) si seguono le indicazioni per la località “Pineta”. Giunti al bar-pizzeria Genzianella, si prosegue in auto sulla destra, lungo via Capriolo, ancora per qualche centinaio di metri, fino ad uno spiazzo dov'è possibile lasciare i propri mezzi.

Salita: Si prosegue sulla strada asfaltata in direzione del passo Cavata seguendo i segnavia biancoverdi della sentieristica locale, imboccando poi via Monte Palo, fra le ultime villette di Lodrino, che ben presto diviene sterrata.

Si tiene la sinistra a un bivio giungendo poco dopo nei pressi dell'argine paramassi di contenimento della frana secolare: qui, proprio poco prima di giungervi, non si prosegue verso l'argine stesso ma si imbocca un tratturo a sinistra, che si inoltra nel bosco (fin qui circa 15 minuti).

Lo si segue in salita, facendo anche attenzione ai segnavia biancoverdi, giungendo più in alto alla base delle rocce calcaree di Corna Caspai da cui, traversando a sinistra si perviene all'attacco della via ferrata.

Ora sbagliare è impossibile: l'intero percorso è infatti scandito dallo svolgersi del cavo metallico fino alla croce di vetta.

Indossato l'imbrago, si traversa lateralmente per poi salire in buona esposizione fino a pervenire a un viscido canale erboso che si attraversa assicurati dal cavetto metallico.

Si risale un camino roccioso, quindi si traversa su rocce in forte esposizione, a tratti strapiombanti.

Si risale una paretina aiutati da numerose staffe, poi si segue un aereo traverso per scendere in seguito di alcune decine di metri in un canalone erboso, che può risultare particolarmente viscido e ostico in caso di bagnato.

Risaliti nuovamente, ora su zolle e roccette, si traversa lateralmente e si aggira un nuovo cupo canalone.

Si risale una spalla rocciosa esposta con passaggi molto atletici, cui seguono un traverso e un nuovo canalone.

Giunti quindi nei pressi del margine superiore del bosco, si passa da due intagli di roccia per poi risalire uno stretto camino e un risalto in erba.

Si avanza poi lungo una nuova cengia, chiamata "terrazza vista lago", così denominata perchè nei giorni limpidi e liberi da foschie si intravede il golfo di Salò e da cui si gode di una spettacolare vista su Lodrino.Da qui seguono altri tratti in saliscendi (attenzione nella discesa, alcuni passaggi sono atletici) che adducono a un nuovo canale boscoso, cui segue una stretta cengia.

a) variante “Difficile”

Pochi metri più avanti dei cartelli si segue il cavo metallico che si alza ora deciso lungo lo spigolo roccioso della Caspai.

Senza grandi appigli, salvo alcuni appoggi artificiali, si risalgono infatti alcune pareti rocciose, per il superamento delle quali è anche richiesto un notevole sforzo delle braccia.

Più in alto si giunge in un breve tratto erboso, in cui si trova anche un possibile percorso di rientro, e in cui è possibile rifiatare.

Si risale infine tale strapiombante sperone, caratterizzato dalla presenza di una grande bandiera qui posta per celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia, e in breve si giunge finalmente in vetta.

b) variante “Facile”

Si continua a sinistra, sempre seguendo il cavo.

Si procede verso occidente dapprima lungo una cengetta erbosa, quindi terminato il cavo si transita da una spelonca rocciosa e si seguono gli immancabili segnavia biancoverdi. In breve si ritrova il cavo metallico e si risale un canaletto, piegando poi a destra risalendo in seguito un nuovo canalino. Più in alto, terminato il cavo, basta alzar lo sguardo e si ritrovano i segnavia indicanti il giusto percorso. Si piega a destra (indicazioni per il sentiero di rientro) e in breve ci si ritrova sul percorso impegnativo, poco al di sotto dell'ultima spalla rocciosa proprio al di sotto della grande bandiera italiana sopracitata.

Qui è possibile sia salire direttamente in vetta (tale tratto è comunque difficile) oppure proseguire brevemente sul sentiero di rientro e salire in vetta deviando a sinistra, su sentiero, poco più avanti segnalato.

Una sosta ristoratrice ad ammirare il suggestivo panorama è d'obbligo.

Lo sguardo spazia infatti dalle vicine cime del monte Palo, la cima più alta del gruppo, che è possibile ammirare ad est, al Monte Inferni verso Ovest, al Monte Ario, non lontano verso nord, o alla Corna Sonclino e alla Punta Ortosei, verso sud. Senza contare poi le innumerevoli cime più lontane, ben visibili con il bel tempo, e al vicino Lago di Garda.

Discesa:

a) discesa dal passo della Cavada

Giunti in vetta si piega a destra, lungo una recente traccia che scende nel versante meridionale del monte.

Sempre facendo ben attenzione ai segnavia biancoverdi, dopo un primo tratto in cresta si scende in un canalino e più in basso ci si ricongiunge con la via di rientro già vista nel dosso erboso sotto la bandiera. Ancora verso est, a mezzacosta su tratti erbosi (attenzione in caso di bagnato), si passa nei pressi di una posta da caccia e si tiene la destra quando ci si innesta in un nuovo sentiero.

Più avanti si tiene la sinistra nei pressi di un capanno (attenzione quindi durante la stagione venatoria) e in seguito giunti al passo Cavada, si può scendere sia a destra seguendo i segnavia biancazzurri del sentiero delle tre valli bresciane (difficile, su terreno ghiaioso) o continuare dritti su variante più facile e zigzagante.

In entrambi i casi ci si riporta nei pressi del vallo paramassi già incontrato durante la salita, da cui in seguito si torna alla Pineta e all'auto.

b) discesa dal passo della Cisa

Dalla vetta si piega a sinistra scendendo rapidamente di parecchi metri (fare bene attenzione ai segnavia biancoverdi, su alberi e rocce). Si continua in cresta o nei pressi della stessa seguendo una vaga traccia, facendo quindi bene attenzione ai segnavia biancoverdi che indicano il giusto percorso. Superati alcuni appostamenti di caccia si arriva al passo della Cisa (1.227m – 30 minuti dalla Corna Caspai) da cui si volge verso meridione su un più ampio sentiero.

Dopo un buon tratto si superano alcune abitazioni e ci si innesta in via Genzianella: qui conviene salire a sinistra e poco oltre ci si ritrova sulla strada già percorsa in precedenza, via Capriolo, da cui infine si ritorna ai propri mezzi (circa 55 minuti dal passo della Cisa).

N.B.: Attenzione, in entrambe le varianti di discesa, va posta nella percorrenza dei lunghi tratti esposti su erba che, in caso di pioggia o peggio di neve e gelo possono risultare davvero insidiosi!